Regione Siciliana: PROGETTO PILOTA “FATTORIA SOLIDALE”

 

Il nuovo welfare parte dall’agricoltura: il fondo Tagliavia, nell’agro di Monreale, diventa un innovativo progetto di “fattoria solidale” a beneficio degli 1000 ospiti della Missione “Speranza e Carità” di Palermo.

fattoriesolidaliIl progetto vede insieme una Onlus, l’Assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari e aziende agricole private del territorio.

Un casale diroccato, terreni dediti al pascolo pieni di pietre, rovi ed erbacce. Così si presentava fino a qualche mese fa una parte dell’ex feudo di Tagliavia, a Monreale, adiacente all’omonimo Santuario che nei secoli scorsi era un punto di riferimento per la popolazione rurale e per i più bisognosi; a loro venivano donati i prodotti ottenuti dalla coltivazione delle terre, ricche e generose.

Era una forma di solidarietà spontanea, che ben si coniugava rispetto a una particolare devozione per la Madonna di Tagliavia, e che si esprimeva anche con atti di generosità da parte degli imprenditori agricoli e degli abitanti dei paesi limitrofi. Usanze di un tempo andato, si dirà. Eppure oggi si potrà rivivere – proprio negli stessi spazi larghi, immensi, quasi immobili nel tempo, se non per quei colori che mutano in maniera netta al cambiare delle stagioni – grazie ad un progetto innovativo che vedrà nascere, nell’area, una moderna “fattoria solidale” al servizio degli ospiti della “Missione Speranza e Carità” di Palermo, che accoglie e assiste circa 1.000 persone in difficoltà sociale, personale e professionale, grazie all’operato di missionari e alla collaborazione fattiva di oltre 400 volontari.

C’è, infatti, una nuova luce su queste lande di proprietà della Chiesa. E’ quella della speranza, che si è accesa grazie ad un progetto imperniato sulla collaborazione interattiva fra la ONLUS “Speranza e Carità”, l’Assessorato delle Risorse Agricole ed Alimentari e imprenditori privati del territorio, ed in particolare aziende leader che spontaneamente, con le loro conoscenze e le loro esperienze maturate in campo, danno un contributo fattivo all’evoluzione di un’esperienza unica nel suo genere in Sicilia. E’ qui, in questo valore “solidale” che crea unione, comunione, impegno non retribuito, dono spontaneo, che emerge netta la differenza con la rete di fattorie sociali esistenti, che si limita all’accoglimento di soggetti svantaggiati per poche ore al giorno per brevi periodi dell’anno.
La fattoria solidale ha i caratteri dell’inclusività, della partecipazione e della sostenibilità, e rappresenta una nuova forma di welfare in grado di coniugare produzioni agricole, inclusione sociale, didattica per le scuole, valorizzazione del patrimonio e della sapienza della civiltà contadina, rivitalizzazione del tessuto rurale.
L’assessore alle Risorse Agricole e Alimentari della Regione Siciliana, Dario Cartabellotta, i dirigenti, funzionari e tecnici dell’assessorato hanno sposato la causa, affiancando e formando gli ospiti e i volontari della Missione circa i primi rudimenti dell’arte del coltivare (a cominciare dagli ortaggi come cipolle, aglio e verdure di ogni tipo e della preparazione del piano di semina del grano, dei legumi e di tutto quello che potrà sostenere la fattoria solidale) e varando un progetto-pilota in grado di svolgere attività produttive in modo integrato con l’offerta di servizi formativi, occupazionali e culturali a vantaggio di soggetti deboli.
“ Abbiamo depositato all’Assemblea Regionale Siciliana il Disegno di Legge Agricoltura Sociale, approvato dalla Giunta Regionale – prosegue Dario Cartabellotta – al fine di coniugare l’utilizzo delle risorse agricole con le attività sociali finalizzate a favorire percorsi terapeutici, riabilitativi e di cura, a sostenere l’inserimento sociale e lavorativo delle fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di marginalizzazione, e a favorire la coesione sociale, in modo sostanziale e continuativo”.
«Alcuni mesi fa eravamo al limite della sopravvivenza quotidiana – ricorda Don Pino, uno dei principali animatori della Missione Speranza e Carità – dal momento che andare al mercato era diventato quasi impossibile. I diversi grossisti che donavano tanti prodotti, con la crisi che avanzava, avevano notevolmente ridotto l’aiuto. Andare al mercato, per noi, in quei mesi, era un’azione legata alla pura sopravvivenza. Compravamo solo le patate e le cipolle, e per il quantitativo che serviva alla nostra mensa, il costo di ogni carico era di 800 euro ogni 10 giorni. La dura necessità ci spinse a salire a Monreale per chiedere a Sua Eccellenza Mons. Salvatore Di Cristina parte del fondo agricolo di Tagliavia, per poter così trovare una speranza. Dalla terra non utilizzata poteva nascere una nuova vita; sapevamo che questi fratelli accolti si sarebbero sentiti coinvolti e partecipi del fabbisogno e dell’approvvigionamento della comunità».
E così, da un “sì” espresso con gioia dall’Arcivescovo e dalla disponibilità dell’Assessorato all’Agricoltura, a dicembre scorso la benedizione del grano ha preceduto la semina, evento di alta valenza simbolica. Come non legarlo alle parole di Gesù sul grano? “…se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane da solo, se invece muore, produce molto frutto…”. E così l’Arcivescovo, davanti ai tanti presenti, ha dichiarato: «Questo luogo sembrava aspettare voi, fratelli ultimi, per dare vita e speranza a questa terra».
Sarà un lavoro duro, quello della fattoria solidale, ma che di certo non spaventa gli uomini e le donne della Missione, capaci di iniziare dal nulla, “una pietra dopo l’altra” – come insegna San Francesco – così come fecero all’epoca del restauro e della ricostruzione dei locali palermitani che la ospitano, trasformando dei ruderi in case di accoglienza, pace, speranza e carità. Oggi questa nuova sfida rinnova l’impegno del cammino solidale in favore degli ultimi, attraverso il lavoro dei campi e piccole attività laboratoriali e manuali. L’agricoltura può così generare notevoli benefici inclusivi per i soggetti svantaggiati o a rischio di marginalizzazione. «Siamo particolarmente orgogliosi di poter dare il nostro contributo alla fase di start-up della fattoria – spiega l’assessore Cartabellotta -, mettendo a disposizione non solo interventi di natura finanziaria ma anche il bagaglio di conoscenze ed esperienze maturato nel corso degli anni dagli uffici periferici dell’Assessorato (SOAT), da trasferire ai destinatari del progetto. Le produzioni agricole e zootecniche e i prodotti trasformati saranno utilizzati per il sostentamento degli ospiti della Missione, ed in parte rivenduti (a fronte di offerte solidali) per garantire l’autofinanziamento della fattoria».
«L’utilizzo dell’agricoltura a fini solidali – aggiunge la Dirigente Generale dell’assessorato alle Risorse Agricole, Rosaria Barresi – risponde in pieno al concetto di “multifunzionalità” che, se integrata in una rete di servizio, consentirà di fornire adeguate risposte ai bisogni della popolazione con un ripensamento del territorio ed adattamento innovativo, grazie ad una molteplicità di nuove funzioni che affiancano quella produttiva e includono il settore ambientale, della sicurezza, del presidio del territorio e dello sviluppo rurale».
L’area interessata, quella della zona del Santuario di Tagliavia – in passato punto di riferimento per le popolazioni rurali e i paesi vicini – verrà infatti rivitalizzata fin da subito, grazie alla presenza dei numerosi ospiti della Missione e dei volontari che coadiuveranno le attività da svolgere. Per la buona riuscita dell’operazione sarà necessario coinvolgere gli attori locali pubblici e privati nella realizzazione degli interventi, in particolare le aziende agricole e zootecniche del territorio, che spesso rappresentano in diversi settori punti di eccellenza. Il contributo solidaristico degli imprenditori e degli altri operatori agricoli rappresenteranno momenti di integrazione e trasferimento di conoscenza.
I terreni sono stati investiti, in questo primo anno, in buona parte alla produzione di grano e leguminose (fave, ceci, cicerchia e fagioli) e per la restante parte alla produzione di ortive, sia in asciutto che in irriguo; questo per aumentare il fabbisogno di manodopera, ed impegnare un numero consistente di destinatari del progetto. In tempi brevissimi saranno realizzati piccoli allevamenti (animali da cortile, ovini, bovini ed un piccolo apiario). Si cercherà di coniugare l’aspetto agricolo e solidale con il rispetto dell’ambiente attivando metodi di coltivazione biologica e/o integrati a basso impatto ambientale attingendo molto dalle pratiche agricole di un tempo rispettose dell’ambiente e della resilienza. Congiuntamente alle attività in campagna saranno allestiti a Palermo, nelle sedi della Missione, due laboratori per la lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli. In particolare è stato attrezzato un piccolo laboratorio di trasformazione utile al fabbisogno interno della comunità, in modo che anche le sorelle della comunità femminili possano collaborare al progetto ed essere impegnate e maturare il confezionamento di porzioni di prodotti da destinare all’offerta solidale. In via Decollati è stato attrezzato un pastificio per la produzione della pasta, utile al fabbisogno interno della comunità. Saranno infine realizzati incontri, visite guidate e campi di agricoltura biologica e innovativa per attrarre visitatori, addetti del comparto agricolo e scolaresche.
«Il Buon Dio ci invita a ritornare alla terra, come di recente ribadito da Papa Francesco; rispettiamo e amiamo dunque la terra, che è il più grande dono che il Signore ha fatto all’uomo», ha sottolineato Biagio Conte, fondatore della Missione di Speranza e Carità, ringraziando di cuore la Curia di Monreale per il gesto caritatevole verso i fratelli ultimi e l’Assessorato all’Agricoltura per la sensibilità e l’attenzione per le emergenti problematiche sociali della Missione, nonché le aziende agricole e zootecniche della Sicilia per loro fattivo contributo.

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