La vegetazione lungo i sentieri è stata classificata dai tecnici dell’orto botanico. Anche domani ingresso gratuito al giardino.

Oltre mille visitatori hanno affollato il giardino e le stanze del castello Utveggio. La grande risposta del pubblico ha coronato l’impegno del Cerisdi che ha aperto, oggi per la prima volta, i tour a una parte del parco che circonda la struttura realizzata da Michele Utveggio. Il vicepresidente del Cerisdi, Sebastiano Torcivia, assieme all’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Cartabellotta, al vicesindaco del Comune di Palermo, Cesare Lapiana, agli scout, ai rangers e ai tecnici dell’orto botanico di Palermo, hanno esplorato i due sentieri fiancheggiati dalla tipica vegetazione del Monte Pellegrino sul quale si erge il castello. I camminamenti intramezzati da rotonde, panchine e balconi a strapiombo sulla città di Palermo, sono stati completamente ripuliti e messi in sicurezza dagli operatori del Coime e della Gesip.

Anche domani l’accesso al parco sarà gratuito, così come la navetta dell’Amat che parte dalle falde del monte. “Questo successo ci dice che siamo sulla strada giusta – ha detto Torcivia – I palermitani e i turisti hanno potuto riscoprire un luogo di cultura e natura. Questo è solo il primo passo dell’apertura dell’intero parco, pari a sette ettari. Per continuare in questo percorso per la rinascita del parco auspichiamo una joint venture tra pubblico e privati”.

Ai bordi dei camminamenti che si snodano ai piedi dell’edificio sono stati piazzati dei paletti in legno di castagno, mentre attorno al castello sono state posizionate tre nuove palme. Nuove aiuole e fiori sono state piantati per fare in modo che l’intera struttura torni a essere come quella prima immaginata e poi realizzata dall’impresa “Utveggio e Collura” a partire dal lontano 1928.

“L’assessorato – ha spiegato Cartabellotta – è al fianco di progetti che vanno nel senso dell’ecocompatibilità e della valorizzazione dell’ambiente. Abbiamo molto apprezzato il lavoro del Cerisdi affinché tutto questo fosse possibile”. Sulla stessa lunghezza d’onda il vicesindaco Lapiana. “Dobbiamo sostenere – ha ribadito – questo ente che lavora sia sul fronte dell’alta formazione che sul ripristino e sviluppo di questi luoghi che sono un patrimonio della città di Palermo”.

I vari tipi di vegetazione sono stati classificati dai tecnici dell’orto botanico che hanno individuato tantissime specie che hanno resistito al millenario sfruttamento dell’uomo come la ginestra spinosa, il carrubo, l’asparago bianco, l’assenzio arboreo, il the siciliano, il fiordaliso di Ucria, il cavolo delle rupi, la bocca di leone siciliana. Ogni pianta sarà riconoscibile – il lavoro è già avviato – grazie alla didascalia sulla targhetta e al sistema QR code (codice a barre bidimensionale, elaborato dai docenti del dipartimento di Ingegneria Deim) che permetterà di accedere velocemente con gli smartphone alle informazioni su piante e luoghi.
Attraverso il progetto “Adotta un’aiuola” i privati potranno contribuire alla nascita di quello che sarà un vero e proprio giardino mediterraneo aperto al pubblico, pieno di specie tipiche che gli esperti e i tecnici dell’orto botanico individueranno e classificheranno.

Al progetto hanno dato un contributo determinante, oltre all’intero staff del Cerisdi, la Soprintendenza Architettonica e Paesaggistica della regione, gli assessorati interessati regionali, Economia e Infrastrutture, il Comune di Palermo, i Rangers, l’Azienda Forestale (che hanno già autorizzato l’avvio delle prime opere), l’Università di Palermo con l’Orto botanico e docenti del dipartimento di Ingegneria Deim, nonché architetti e professionisti coinvolti dal Cerisdi.

Per la prenotazione (obbligatoria) alle visite al castello e per maggiori informazioni sul fund rasing ci si può collegare al sito www.cerisdi.it.

La storia. Il parco del castello Utveggio, che si estende per circa sette ettari attorno alla struttura eretta a partire dal 1928, fu progettato assieme all’edificio e subito furono costruite altre costruzioni limitrofe da destinare non solo al personale dell’albergo, ma anche a un giardiniere, a un addetto alle stalle e dal custode. Proprio vicino a queste costruzioni fu realizzato un pollaio, delle stalle per le tre mucche svizzere acquistate dal cavaliere Michele Utveggio, ma soprattutto agrumeti, orti e vigne e addirittura anche alveari per la produzione di miele. In pratica, il castello, grazie anche a un moderno e autonomo sistema di approvvigionamento idrico, era una struttura praticamente autosufficiente. Inoltre, vicino all’ultimo tratto stradale che precede il piazzale d’arrivo fu sistemato un vivaio con serra per il ricambio delle piante delle sale dell’hotel e per il rinnovo dei giardini. Nel grande terrazzo panoramico, appena spianato e ancor prima del suo completamento, furono trapiantate sedici palme. La sistemazione di tutte le aree coltivate e dei giardini comportò la realizzazione di stradelle pedonali, vialetti, cordonate, rotonde e terrazzamenti vari. Tutto questo è stato riportato alla luce e nuovamente valorizzato grazie al progetto di apertura del parco voluto dal Cerisdi.