L’ENIGMA DELLO SBARCO IN SICILIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Pippo LaBarba

Settant’anni fa avvenne lo sbarco anglo-americano in Sicilia. Nel celebrare la ricorrenza, tra gli storici e qualche uomo politico coevo ai fatti, si è acceso un animato dibattito circa il ruolo che la mafia siculo-americana avrebbe avuto nella preparazione dell’evento.
Da un lato alcuni storici, Salvatore Lupo e Pasquale Hamel, e ancor prima il compianto Francesco Renda, negano, alla luce dei documenti sino ad ora emersi, un intervento della mafia siculo-americana nell’organizzazione logistico-ambientale dell’evento; dall’altro, l’ex senatore Nicola Cipolla, presidente del CEPES (Centro Studi e Iniziative di Politica Economica in Sicilia), nonchè memoria storica del partito comunista siciliano, sostiene che in vista dell’epilogo della seconda guerra mondiale avvenne una saldatura tra le strategie anglo-americane e il contesto politico-sociale creatosi in Sicilia con la guerra ancora in corso, contesto dominato dagli agrari contigui alla mafia (in primis Lucio Tasca d’Almerita), e ciò al fine di far diventare l’isola una testa d’ariete della presenza stabile ed egemonica degli anglo-americani nel Mediterraneo centrale.
Questo spiegherebbe il disegno originario degli inglesi, successivamente fatto proprio anche dagli americani, di sostenere le spinte separatiste che la classe padronale aveva suscitato per salvaguardare i propri interessi economici.
Il progetto indipendentista venne poi spazzato via quando, al ritorno in Italia dall’Unione Sovietica di Togliatti, si costituì il governo di unità nazionale che facogitò ogni velleità separatista e al quale aderirono gli esponenti di spicco, compresi mafiosi, collusi e latifondisti, che precedentemente avevano sostenuto il separatismo.
Tra queste due opposte interpretazioni cerca di porre alcuni punti fermi il libro di Giuseppe Casarrubea e Mario Josè Cereghino, “Operazione Husky”, edito da Castelvecchi.
Pur dichiarando lo stesso Casarrubea che si tratta di una ricerca storica appena all’inizio, ci sono a mio avviso almeno due documenti segreti inglesi recentemente venuti alla luce che sembrano supportare la tesi di un progetto egemonico anglo-americano da realizzare con agenti e forze strettamente collegati con la Sicilia.
Uno è quello datato 24 dicembre 1940, chiamato Memorandum del WAR Cabinet (Londra) e contrassegnato Tna/Pro, Fo 371/24967. Afferma: “…risulta fondamentale negare la Sicilia ai tedeschi. Inoltre, l’isola potrebbe fornirci delle basi. In tal modo, saremmo in grado di controllare il Mediterraneo centrale e incrementare i nostri attacchi aerei sugli obiettivi della penisola italiana…”. L’altro è uno stralcio del documento datato 20 ottobre 1941, contrassegnato Tna/Pro, Hs3/187, del servizio segreto inglese, il SOE (Special Operations Executive) per l’area del Mediterraneo Centrale. In esso si legge: “Ci si deve aspettare poco dagli abitanti dell’Italia meridionale…Tuttavia, l’infiltrazione di nostri agenti in queste Aree sarebbe difficilmente realizzabile senza dare nell’occhio…In Sicilia, Sardegna e Corsica non dovrebbe essere difficile trovare i candidati giusti…”.
Quindi la strategia dell’infiltrazione sistematica e la ricerca del consenso “in loco” non sono letteratura, ma risvolti concreti di piani operativi. E’ un dato di fatto per esempio che una buona parte degli agenti dell’OSS (Office of Strategic Services), che sarebbe il servizio segreto appositamente creato per sovrapporsi all’analoga struttura di intelligence già presente all’interno delle forze armate americane, fossero dei siculo-americani.

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