IL TRAMONTO DEI NORMANNI

 

di Pippo La Barba

Con il recente saggio “La fine del regno” (Nuova Ipsa Editore), Pasquale Hamel completa il suo excursus sul regno normanno in Sicilia dopo aver descritto nel precedente volume “L’invenzione del regno” la conquista dell’isola da parte dei Normanni e la fondazione del Regnum Siciliae.

L’approccio di Hamel non è di tipo accademico ma divulgativo. Rispetto a certa storiografia che vede una continuità tra periodo normanno e periodo svevo, fissa una cesura tra i due periodi storici. La seconda fase del dominio normanno, che va dalla morte di Ruggero II (1154) alla conquista della Sicilia da parte di Enrico VI (1194), è il quarantennio che segna il declino dell’espansione normanna dopo la poliedricità ruggeriana, che aveva posto la Sicilia al centro del Mediterraneo facendo nascere per la prima volta una vera coscienza siciliana attraverso l’integrazione di etnie e culture diverse. Con gli Svevi la Sicilia torna  ad essere luogo periferico dell’Impero.

Il saggio evidenzia la relativa repentinità del declino normanno a fronte della gradualità della fase di espansione. Il periodo cosiddetto dei “Guglielmi” sancisce anche la fine dell’equidistanza tra l’ Impero e la Chiesa che aveva connotato la politica di Ruggero II. In particolare Guglielmo II, molto ambizioso ma giovane e inesperto,  non seppe porre un argine alle mire espansionistiche dei seguaci del Barbarossa come aveva tentato di fare invece Tancredi, ultimo vero re normanno.

Secono Hamel quindi le dinastie normanna e sveva sono nettamente contrapposte, anche se Enrico VI con il matrimonio con Costanza d’Altavilla si era potenzialmente posto nel solco della continuazione della dinastia normanna.

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