Cerisdi: verso una chiusura programmata? | PalermoWeb News

Cerisdi: verso una chiusura programmata?

 

 

 

 

 

 

 

 

di Rosalinda Camarda

Ieri, ventiquattro luglio, i dipendenti di questo Ente emerito sono stati convocati e obbligati a firmare un accordo che si preannuncia tristemente come il primo passo verso la chiusura del Centro. L’ammortizzatore sociale cui la Direzione ha fatto ricorso e da essi sottoscritto, il cosiddetto sostegno al reddito, è uno strumento che secondo i lavoratori del Cerisdi non garantisce continuità di lavoro a tempo indeterminato, ma apre uno scenario verso la non occupazione.

E’ appena il caso di sottolineare che ripetutamente, negli ultimi anni, i dipendenti hanno chiesto al Presidente e al Consiglio direttivo di strutturare un piano di rilancio aziendale che mai è stato programmato. E la bufera che ha investito a livello regionale le attività di formazione rischia di spingere a una chiusura indiscriminata delle sovvenzioni.

Il sostegno al reddito, che prevede la riduzione delle giornate lavorative e conseguentemente degli stipendi, sembra soltanto una cura palliativa (la stessa che, per intenderci, si da a un ammalato in fase terminale).
Riportiamo di seguito, pur consentendo loro di mantenere l’anonimato per evitare ritorsioni dalla dirigenza, le dichiarazioni di due lavoratori del Centro.
La prima dichiarazione di un dipendente è la seguente: affinché il sacrificio che noi oggi stiamo facendo nell’ottica di un risanamento aziendale non sia vanificato, è necessario che il Presidente si impegni a predisporre un serio piano industriale di rilancio delle attività del Cerisdi. In assenza di tale impegno e di risultati apprezzabili si rischia, nel giro di pochi mesi, di essere costretti a proseguire in discesa lungo la china del ricorso a ulteriori ed economicamente peggiori forme di ammortizzatori sociali o, peggio, alla definitiva chiusura del Centro, cosa di cui riterremmo responsabile l’attuale Presidente, che nulla ha fatto o si mostra intenzionato a fare per evitare tale pericolo.

Il secondo dipendente dichiara: i bilanci precedenti mostrano chiaramente, a chi abbia voglia di leggerli e prenderli in considerazione, che esiste il potenziale umano e professionale e la capacità del Centro di sostenere commesse anche fuori dalla sfera pubblica tanto che, in altri tempi, anche un taglio netto al finanziamento non avrebbe messo in crisi il Cerisdi. Da qualche tempo riscontriamo invece nei vertici aziendali scarso impegno e interesse nei confronti della gestione e del futuro di questa struttura. Una passività gestionale che si è limitata a gestire, spesso anche superficialmente, l’esistente e le sue difficoltà. E’ palese, quanto sia necessario riavere un gruppo direttivo preparato e intenzionato ad affrontare e gestire la crisi attuale, puntando a un rilancio del ruolo, del prestigio e dell’attività di un Ente che dalla nascita ha sempre puntato a rappresentare un punto di riferimento e di eccellenza nel suo settore, come ben esplicitava uno dei suoi presidenti, Padre Ennio Pintacuda, indimenticabile e appassionato sostenitore della necessità di un centro formativo manageriale capace di captare e dare risposta alle esigenze non solo dei Paesi dell’area mediterranea ma anche a livello mondiale.

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