foto di Clelia De Simone

foto di Clelia De Simone

Presentazioni e le motivazioni del neo insediato Leoluca Orlando sulla poltronissima di Palazzo delle Aquile. I primi provvedimenti, il progetto, la voglia di fare

di Rosalinda Camarda

A poche settimane dal voto che lo ha visto vincitore quasi plebiscitario, abbiamo incontrato il neo eletto primo cittadino per raccoglierne testimonianza diretta circa le attività, le prospettive e i metodi che intende porre in essere per assolvere al nuovo mandato. Un sindaco di razza, già eletto per ben tre volte e di cui è presente nella memoria collettiva il richiamo alla Primavera di Palermo. Tanta acqua è passata sotto i ponti della politica cittadina e regionale, tanti i cambiamenti negli schieramenti politici locali e siciliani, ma, a tirare le fila dell’intervista concessaci, sembra che sia possibile, pur tra le tantissime difficoltà del momento attuale, trovare energie e risorse umane ed economiche in grado di riproporre positivamente alle luci della ribalta l’immagine di una Palermo moderna, civile e frizzante, risvegliata dai torpori autunnali che ne hanno offuscato la credibilità. Al professor Orlando esprimiamo la nostra solidarietà e offriamo collaborazione per un fattivo lavoro che possa rendere attuabile quanto promesso nel programma di presentazione.

Per la quarta volta torna a ricoprire la carica di sindaco a Palermo e a sedere sulla poltrona più prestigiosa e ambita

Un privilegio, diventare per la quarta volta sindaco della mia città. Una città che amo come la amano tutti i veri palermitani. Una città bellissima e tormentata, ed essere sindaco sull’onda di un successo elettorale straordinario mi produce una grandissima emozione. Pensare che, dopo venti anni, vengo rieletto con la stessa straordinaria quantità di consensi e con lo stesso entusiasmo, mi da una grande forza ma anche responsabilità. Io so che non devo deludere né me stesso (perché anch’io posso essere deluso da quello che faccio) ma, soprattutto, è mio dovere non deludere i palermitani, convinto come sono che, il loro entusiasmo, è il vero carburante per la svolta di Palermo. L’arma più potente che abbiamo per cambiare.

Lei ha affermato durante la sua campagna elettorale, e promesso nel suo programma, che la nuova amministrazione comunale si muoverà su alcuni punti cardine in tutti i settori: promuovere sviluppo e lavoro, tagliare gli sprechi e riorganizzare la macchina comunale, premiare i meriti sanzionando il clientelismo, garantire efficienza nei servizi offrendo pari opportunità e pari accesso a tutti, agire secondo piani strategici e con Patti che favoriscano la partecipazione di tutti. In sintesi giù le mani da Palermo, la possiamo liberare e riprendercela.

Io credo che la sintesi di tutto questo possa essere in due fasi: da una parte riaprire il portone di Palazzo delle Aquile per consentire ai cittadini di riprendersi la città, di partecipare, contribuire a titolo gratuito, rispondendo all’avviso che ho fatto. Un avviso nel quale mi rivolgo a tutti i palermitani e palermitane che hanno esperienza, creatività, capacità professionale ma, soprattutto, sensibilità da mettere a servizio della città; dall’altra far funzionare la macchina comunale, ragione per la quale per i prossimi anni io stesso sarò assessore al personale, poiché voglio occuparmi personalmente del suo corretto funzionamento. Il sindaco deve avere grandi progetti, ma se non c’è il comune che funziona, i progetti diventano puri slogan e, alla fine, le idee vanno a “tre e un soldo” se non hai una struttura comunale forte e capace di realizzarle. Il sindaco assessore al personale significa un sindaco che motiva il personale, che cerca di selezionare, domandando le competenze e non l’appartenenza.  Tutto questo è lo strumento che con il carburante dell’entusiasmo potrà consentire di raggiungere il primo e anche ultimo obiettivo: il lavoro. Nel mezzo ci sta lo sviluppo culturale, turistico, commerciale, industriale, una rete di servizi sociali per far sentire cittadino di serie A chi abita in un quartiere  periferico, rispetto a un altro più centrale. Da questo punto di vista è una scommessa, avendo trovato una situazione finanziaria fallimentare che m’impone di ricercare risorse finanziare, sia tagliando gli sprechi, ma principalmente evitando di tagliare i servizi, utilizzando con personale credibilità per la città, risorse italiane, europee, internazionali. Il mondo guarda con interesse a Palermo, ma spesso Palermo si è voltata dall’altra parte, tenendo un atteggiamento che, anziché attrarre, ha respinto chi voleva venire qua a investire, a vivere o anche solamente trascorrere qualche giorno.

Nonostante i 600 milioni di euro di debito, una prima conquista: è stata approvata la delibera per il Festino di Santa Rosalia, che stabilisce un tetto massimo di spesa pari a 500 mila euro che pare sia la somma più bassa che sia stata impegnata dall’amministrazione negli ultimi anni.

Io credo che una città abbia il diritto, almeno una volta l’anno, di festeggiare la propria Santa Patrona. Dunque credo che il 15 luglio tutti noi potremo gridare “viva Palermo e Santa Rosalia”. Abbiamo messo in sicurezza questa somma, con un ammontare massimo che pensiamo sia inferiore, poiché contiamo di avere una partecipazione di almeno 100 mila euro da parte della Regione. Vedrete, sarà un festino bellissimo perché potrà utilizzare i tanti artisti, i tanti operatori culturali, i tanti cittadini che gratuitamente, insieme con la città, vogliono farsi carico di questa mancanza di risorse, ma non rinunciano a festeggiare Santa Rosalia.

Sbloccati i fondi FAS, sgombrate alcune piazze da auto in sosta selvaggia, predisposte isole pedonali per le località marine: Mondello sarà liberata dalle bancarelle degli extracomunitari, sono stato già licenziati nove dipendenti comunali assenteisti. Ma c’è ancora tanto da fare

Abbiamo cominciato a lavorare. Credo che occorra avere un grande progetto ma, al tempo stesso, fare mille piccole-grandi cose che cambiano la qualità della  vita. La pulizia di un’aiuola abbandonata da anni, la rimozione di un rifiuto ingombrante, la chiusura del parcheggio a piazza Bellini, la creazione di zone pedonali a Mondello e Sferracavallo. Poi a seguire l’intera città; salvare i fondi FAS, 150 milioni di euro rimasti bloccati per sciatteria e ignavia, disponibili ma, fino ad oggi, giacenti nelle casse dello Stato. Sono tutte piccole grandi cose che danno il segno di una città in cammino. Fermamente penso che già ci siamo messi in cammino, ed è per questo che io, pur essendo realista, pur sapendo che siamo in una situazione che è ai limiti del fallimento, ho il dovere di essere ottimista e soprattutto di mettercela tutta. Essendo cosciente che per me non deve e non può mancare.

Il Governo Monti, lei ha sostenuto, è troppo tecnico e insensibile alle questioni sociali, Palermo resterà una parentesi?

Ho posto personalmente la questione formalmente al Presidente Monti in occasione della sua visita a Palermo, ai ministri Letta, Passera, Cancellieri, facendo presente che il governo nazionale non può ignorare cha a Palermo, noi, rischiamo di mettere insieme il disagio sociale con la criminalità organizzata. C’è il rischio di una miscela esplosiva che io ho il compito in tutti i modi di disinnescare, e il Governo ha il dovere di aiutare non il sindaco Orlando eletto dai cittadini, ma il dovere di aiutare l’Italia. D’altronde, Palermo è ancora in Italia. Il Governo che è fatto di tecnici, deve dimostrare che oltre alla professionalità sa essere sensibile alla questione sociale. Io voglio fare di questa città una grande questione nazionale perché il nostro è un dramma condiviso dall’intera regione. Ho preso contatto con altri sindaci dei capoluoghi siciliani per fare fronte comune nell’affrontare i comuni problemi. Non esiste un’Italia che non sia anche una città, e se in molte città si vive male, c’è disagio sociale e non c’e lavoro, non sta male solo Palermo, Reggio Calabria, Napoli o Bari, ma sta male l’Italia.

foto di Clelia De Simone