foto di Giulia Maggì

 

 

di Pippo La Barba

foto di Giulia Maggì

 Salvo Piparo supera se stesso scrivendo un testo inedito liberamente tratto dall’Orlando Furioso di Ariosto e diventa sulla scena una marionetta che fa rivivere una condizione umana attuale sempre in bilico fra tragico e comico.

Qualche critico ha arricciato il naso parlando di un rallentamento del ritmo del racconto per i troppi riferimenti alla cronaca politica della Palermo di questi giorni. Io penso invece che la variante sul tema sia legittima e che in ogni caso è una lettura che è piaciuta al pubblico.

Pupiata di zucchero, questo il titolo dello spettacolo, rievoca la Festa dei Morti, un tempo molto sentita a Palermo e oggi purtroppo quasi in disuso: una volta in tale circostanza si vendevano le cosiddette pupacene, pupi di zucchero. Ed è proprio da un venditore di pupacene che inizia la rappresentazione. Uno di questi venditori, il palermitano Mangiaracina, rammaricandosi che oggi i bambini sono attratti da personaggi importati che non affondano le radici nella tradizione e nella storia locali, ci riporta indietro in una carrellata epica in cui i pupi di zucchero si trasformano in personaggi con elmi e spade, i paladini, personaggi letterari legati all’immaginario collettivo della città. L’Opera dei Pupi è, infatti, sempre stata la vera anima di Palermo.

foto di Giulia Maggì

Salvo Piparo, straordinario burattino e mimo che muove il proprio corpo alla maniera dei pupi tradizionali, è un Orlando un po’ bacchettone; Costanza Licata, splendida nelle sue cantate popolari, è un’Angelica trasgressiva; l’ottimo percussionista Michele Piccione diventa un Medoro instancabile amante; la valente pianista Rosemary Enea fa da trait d’union tra gli altri protagonisti.

L’opera teatrale, che si avvale della regia di Luigi Maria Burruano, è rappresentata all’Agricantus di Palermo dal 26 al 29 aprile.

Al di là delle digressioni sul testo originario dell’Ariosto, la storia dei paladini, raccontata tutta d’un fiato da Salvo Piparo con la tecnica del cuntu, è infarcita di quella sana “follia” che vuole esprimere la sicilianità quando diventa sogno e antidoto alla durezza della vita reale.