Andrà in scena giovedì 26 gennaio, con repliche sino a sabato 28 maggio, alle ore 21.15 “SOGNO D’AUTUNNO” di Jon Fosse.

Progetto e regia di Alessandro Machìa, con Sergio Romano, Viola Graziosi, Daniela Piperno, Massimo Lello, Elisa Amore. Le scene di Domenico Canino i costumi di Fabrizia Migliarotti; le luci di Giovanna Bellini; il suono Gianfranco Tortora.

Una produzione Compagnia ZERKALO di Roma, con il sostengo della Reale Ambasciata di Norvegia.

SOGNO D’AUTUNNO
di Jon Fosse – progetto e regia di Alessandro Machìa
con Sergio Romano, Viola Graziosi, Daniela Piperno, Massimo Lello, Elisa Amore
scene Domenico Canino; costumi Fabrizia Migliarotti
luci Giovanna Bellini; suono Gianfranco Tortora
aiuto regia Elena Fuganti; assistente alla regia Brunilde Maffucci; organizzazione Paola Santamaria
A.C. ZERKALO, ROMA
con il sostegno della Reale Ambasciata di Norvegia

Un cimitero astratto, senza croci o riferimenti al sacro, segnato solo da una trama ossessiva di nomi e cognomi, date di nascita e di morte, tracce che rinviano a ciò che è stato e che non è più. Un uomo e una donna si incontrano. Lui sembra essere giunto lì in anticipo per il funerale della nonna. Lei sembra esserci capitata per caso. In un presente ellitticamente eterno, si trascina una conversazione laconica, minimale, che rivela tra i due un passato imperscrutabile e un futuro impossibile da realizzare.
Jon Fosse costruisce questo capolavoro che chiama “commedia”, come una sciarada, un enigma scenico in cui tutto accade in un tempo d’anticipo sulla morte, come una variazione musicale su uno stesso tema, la morte appunto, l’Irriducibile a cui tutti i personaggi provano a opporre il Qualcosa, a loro modo: l’illusione dell’idillio che sanno impossibile, l’ordine della famiglia ormai alla deriva, l’estemporaneità dei rapporti personali, l’osceno come gesto umano di affermazione della vita. Salvo accorgersi di essere solo voci ripetute di corpi che finiranno nell’oblio. Un testo potentissimo e ironico sulla morte, sul tempo, su Dio, sull’amore e sulla fine del desiderio. La morte come la realtà più propria dell’essere umano, il frutto attorno a cui le forze della vita si oppongono e di cui « noi siamo solo la buccia e la foglia ». La morte come compimento del Senso e desiderio indicibile di ricongiungimento con esso che si presenta all’improvviso, in un giorno d’estate o nell’oscurità di una sera d’autunno, in cui di colpo si finisce senza volerlo in ascolto del vento o del vuoto. E si decide di attraversarli.
D’un tratto, in un tempo drammaturgicamente opportuno, giungono la madre e il padre dell’uomo, anche loro in anticipo: lui un uomo labile e molle, talmente incapace di qualsiasi decisione o slancio da sembrare già morto; lei una madre petulante, ossessiva e iper-protettiva, che rimprovera il figlio di voler semplicemente sparire, di volerli dimenticare andando via con la donna. Tutto accade e niente accade, nello spazio di un anticipo continuamente differito, in cui passato presente e futuro, vita e morte si sovrappongono finendo nell’indistinto; fino a che, alla morte della nonna si aggiunge quella del padre, poi quella di un figlio dimenticato, forse già morto o forse mai nato. Fino a che, così come si vive, l’uomo si alza e muore, senza lasciare alcuna traccia di sé, mentre le donne, come le tre Parche, rimangono sole a protezione dell’imperativo della vita e dell’ordine delle cose.

Info e prenotazioni allo 0916174040. Biglietti: Intero €15, ridotto under 25 €10.