di Valentina Ricciardo

1) Rossana Carturan dopo essersi dedicata alla narrativa breve ha pubblicato il suo primo romanzo, Quando le volpi si sposano. Per iniziare, come vivi le due differenti esperienze e come sei passata dall’una all’altra necessità?

Ora che ho iniziato questo percorso narrativo, molto più complesso ed elaborato, oltre a esserne totalmente affascinata, mi risulta difficile tornare sul racconto breve, perché la struttura completamente differente implica anche una visione del tutto diversa di quel che si vuol narrare, per tempi e descrizione. Il passaggio è nato dall’esigenza di non fermarmi a un solo tratto, se pur ben definito, ma a una vera e propria interezza del raccontare, una maturazione piacevolmente obbligata per chi vuole scrivere narrativa.

2) Il romanzo si basa su una storia complessa che si dipana attraverso diversi piani temporali, e in questo trova la sua forza e il suo spessore. Vorresti raccontarci com’è nata l’idea di collegare l’oggi con i primi del secolo, attraverso gli anni delle due guerre mondiali?

Amo la storia, ovvero tutto ciò che ha in sé: i suoi personaggi, gli eventi, le date, particolari situazioni… ed ecco che insieme alla necessità di ritrovare le origini della mia protagonista, ho avuto la possibilità di “toccare” e quindi ripercorrere la storia italiana, e non solo, dal 1925 a oggi.

3) Sono donne le protagoniste assolute del romanzo, dai ruoli e dalle sensibilità differenti. Come hai costruito queste identità, tutte così ben rappresentate?

Osservando. Prima di iniziare a scrivere sono stata un’attrice, e poi regista teatrale, per quasi venti anni e questo mi ha permesso di crescere potenzialmente anche nell’osservazione dell’altro, studiarne perfettamente il comportamento emotivo e intellettivo, ovvero quel che forma una persona, una donna. Avendo rappresentato molti caratteri femminili, e avendoli studiati direttamente, scrutando la gente comune, il passaggio è stato solo quello di riportarli sulla carta.

4) Infine, un titolo estremamente originale che richiama una leggenda: le volpi e i loro misteriosi sposalizi, raccontaci qualcosa a riguardo.

Il titolo deriva da una leggenda veneta, che poi personalmente ho adattato e romanzato: Nell’ultima riga dell’arcobaleno, nel punto preciso in qui l’arco tocca la terra, le volpi e le streghe si sposano, questo narra la leggenda e quel che ho aggiunto io è: qualcosa di bello o brutto avviene a chi lo intuisce. La curiosità vera è che solo dopo la pubblicazione del romanzo, ho scoperto che nel film Sogni di Akira Kurosawa, in uno degli otto episodi, si narra di uno sposalizio di volpi: una donna raccomanda a un bambino di non uscire di casa, mentre piove e contemporaneamente c’è il sole, perché, come narra un’antica leggenda, i demoni volpe (le kitsune) in quel momento amano celebrare i loro matrimoni e nessuno deve guardarli, altrimenti si abbatterà su di loro qualcosa di brutto. Non conoscevo affatto né il film, né l’origine giapponese della credenza, sapevo che nella filosofia orientale le volpi sono considerate la rappresentazione degli aspetti demoniaci delle donne, ma nulla di più, per cui è stato sorprendentemente e curiosamente “magico” scoprirlo, anche perché Kurosawa è un regista che riesce a restituire sempre un forte impatto emotivo e sapere di aver narrato inconsapevolmente ciò che lui ha impresso con le immagini è ancora più e appagante.