di Pippo La Barba

Mi trovo una mattina presso il Centro Trasfusionale di Villa Sofia, all’ingresso trovo l’Aferesi, struttura all’avanguardia dell’ospedale. 

Ho l’impressione che si è costretti ad operare in condizioni ambientali e funzionali particolarmente disagiate per l’insufficienza e l’inadeguatezza dei locali.

Osservo un continuo via vai di donatori  ospitati in poche stanze anguste dove c’è un solo bagno (per i donatori, i malati e il personale sanitario), dove i malati e i donatori stanno insieme, dove manca una stanzetta da adibire a segreteria e dove non esiste un punto di ristoro per il dopo donazione.

Il dottor Giuseppe Bonsignore, responsabile dell’unità operativa Aferesi Produttiva e Terapeutica, è impegnato al limite dell’umana resistenza e non può darmi ascolto, mi rimanda quindi al pomeriggio per un colloquio.

Quando lo incontro la prima cosa che gli chiedo è di spiegarmi cos’è l’aferesi

E’ una tecnica nata negli anni 60 e in continua evoluzione – risponde – che consente, tramite i separatori cellulari, di prelevare specifiche emocomponenti anzichè la totalità del sangue. Questo fa sì che la donazione sia mirata a quello che serve e che il donatore venga meglio tutelato nel proprio equilibrio ematologico.

Quali sono le patologie più frequenti in cui si applica questa tecnica?

I componenti delle donazioni di aferesi vanno principalmente ai malati di cancro e di leucemia, ai trapiantati, a chi ha  bisogno di fattori della coagulazione o di immunoglobuline o albumina.

Cosa occorrerebbe per rendere il servizio più funzionale?

Adeguare il servizio agli standard di operatività. Gli attuali spazi sono del tutto insufficienti. Tenga conto che nel 2010 sono state effettuate 3414 procedure di aferesi produttiva e 105 di aferesi terapeutica.

C’è un progetto in tal senso?

Sì.  Esiste un immobile contiguo di proprietà dell’ospedale, l’ex falegnameria che, opportunamente ristrutturato, risolverebbe gli attuali disagi. Questo progetto è stato inserito nel piano triennale 2010-2013 delle opere da realizzare con delibera da parte della attuale Direzione Aziendale

Come si può smuoverlo?

C’è una associazione chiamata “I ragazzi per la vita”, formata da volontari (non da donatori) che ha predisposto a proprie spese il progetto esecutivo dell’opera offrendolo alla direzione amministrativa, ma per il momento è tutto fermo.

Giusy Picciotto, presidente dell’associazione, mi conferma che i volontari stanno facendo di tutto per risolvere il problema, ma l’amministrazione dell’ospedale  non ha ancora risposto all’offerta della progettazione esecutiva della nuova sede dell’Aferesi avanzata due mesi addietro. In Sicilia – conclude la Presidente – nella sanità bisogna pensare anche ad investire, non solo a risanare i bilanci, tenendo conto delle esigenze vere degli utenti, offrendo servizi con standard adeguati a quelli europei. Per fare questo io e tutta l’Associazione ci impegniamo, se occorrerà, anche a sostenere delle battaglie durissime coinvolgendo l’opinione pubblica.

Ci ripromettiamo di incontrare al più presto il Direttore Generale per un’intervista, sperando di avere delle novità positive.