di Rosalinda Camarda

Si è svolta presso il Grand Hotel Villa Igea Hilton, l’assemblea regionale di Confcooperative Sicilia, la più grande tra le centrali di rappresentanza e tutela del movimento cooperativo.

 ”Cooperare per crescere, crescere per competere” – questo il titolo dell’appuntamento – è un momento di bilancio e verifica della vita associativa, ma anche un’occasione di confronto con gli esponenti politici regionali e nazionali.

Con oltre 2 mila cooperative aderenti e 70.655 soci, 15.730 addetti e 901.649.328 euro di fatturato, si conferma la più grande realtà regionale del movimento cooperativo.

Nel corso della sua relazione, il presidente di Confcooperative Sicilia, Gaetano Mancini, ha evidenziato lo stato di salute del settore e avanzato le proposte per lo sviluppo e il rilancio economico della regione. ”Non bastano – afferma Mancini – gli strumenti di Cooperfidi Sicilia che pure ha messo in campo strumenti efficaci di capitalizzazione delle cooperative. Occorre rilanciare l’Ircac, un istituto che potrebbe essere fondamentale in questo momento di difficoltà del mercato e che invece, ingiustificatamente commissariato, soffoca sotto il peso della burocrazia. Il Governo accetti questa sfida insieme a noi, si rinnovi il Consiglio di Amministrazione e si dia corpo a un piano industriale che tracci per l’Istituto le linee dell’ammodernamento e risposte alle nuove esigenze delle cooperative del  III millennio”. ”La finanziaria 2011 ha una visione ‘ragionieristica’ – sostiene Mancini – e non ha saputo guardare a tagli alle vere spese improduttive. Le imprese non possono continuare a sostenere i pesi che oggi hanno sulle spalle. Le cooperative hanno nel loro stesso Dna il gene per combattere nei momenti difficili perché rispondono alle esigenze dei loro soci e non a quelle speculative che può avere un privato. La crisi economica globale ha colpito anche loro e duramente: ma le cooperative hanno ancora una volta mostrato la loro caratteristica anticiclica. Perché quando le cose vanno male, e stanno andando male anche alle cooperative siciliane, i soci rinunciano agli utili e reinvestono quelli del passato”. Dati, quelli citati da Mancini, certificati dall’Inps secondo cui, in controtendenza rispetto al dato nazionale, in Sicilia in quest’ultimo anno l’occupazione nelle cooperative è cresciuta, dell’1,2%. La particella cromosomica delle cooperative, dunque, assegna loro una marcia in più, ma non le sottrae alla crisi che in alcuni settori le ha colpite maggiormente: è il caso della cooperazione sociale, che comincia ad annaspare per via dei ritardi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione. Situazioni che hanno aggravato le storiche difficoltà di accesso al credito. ”In un contesto macroeconomico in cui il lavoro e l’uomo perdono sempre più centralità, sacrificati sull’altare di una modernità che pare significare unicamente ricerca del massimo profitto – conclude Mancini – il movimento cooperativo rappresenta una felice anomalia. La cooperativa si afferma sempre più come un modello societario in grado di motivare i lavoratori, mantenendo forti legami con il territorio. In Sicilia aumentano numero delle aziende e fatturato e cresce l’incidenza della produzione delle cooperative sul prodotto interno lordo. Significa che il sistema non solo regge, ma funziona anche bene”.