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“LE BALATE” DELLA SPERANZA

 

di Pippo La Barba

E’ possibile comunicare con i bambini attraverso un linguaggio colto anche in un contesto degradato?  Sì, perchè è avvenuto nel cuore dell’Albergheria, zona emblematica della città contrassegnata dall’abbandono e dalla povertà non solo materiale ma anche sociale.

Il Comune di Palermo con il progetto  “Biblioteca per bambini e ragazzi Le Balate” ha infatti vinto il premio “Città del Libro 2011” nella sezione per i Comuni con più di 80.000 abitanti.

La “Biblioteca delle Balate”, nata nel marzo 2007 e ubicata presso una chiesa sconsacrata, è aperta a tutto il territorio comunale, ma in primo luogo alle aree emarginate del centro storico e delle periferie. In cosa consiste l’attività del centro delle Balate? In pratica alcuni operatori qualificati si mettono a disposizione, a titolo volontario, di bambini e ragazzi dai tre ai quattordici anni per sensibilizzarli, sotto forma di autoistruzione, alla conoscenza del patrimonio culturale, all’apprezzamento delle arti, alla comprensione delle scoperte e innovazioni scientifiche. Tutte cose che spesso nella scuola ufficiale non trovano attuazione.

Tra i soggetti promotori vanno segnalati la parrocchia di S. Giuseppe Cafasso, che ha messo a disposizione il locale, l’associazione Ballarà, i centri Caritas “Progetto Koinonia”, il centro Filippone, le altre parrocchie dell’Albergheria.

L’iniziativa, che si inquadra nel più vasto progetto “Albergheria e Capo insieme per la promozione umana”, si collega con le scuole pubbliche (asili, elementari e medie) perchè alcuni incontri si svolgono nelle ore antimeridiane e vanno quindi programmati in sinergia con le rispettive scuole.  Di pomeriggio si attivano invece laboratori che permettono ai bambini di esprimersi liberamente per mezzo dello sviluppo della formazione linguistica in senso ampio con riferimenti a testi, immagini, suoni, gesti e così via.

“Quello che manca in questi quartieri non è solo l’accoglienza – afferma la coordinatrice della biblioteca Donatella Natoli, medico in pensione da sempre impegnata nel sociale – ma l’opportunità di mettere questi bambini e ragazzi provenienti da contesti degradati allo stesso livello di altri che vivono in ambienti diversi. In pratica nel loro habitat non  hanno la possibilità di  un contatto con la cultura e quindi a scuola l’approccio con l’apprendimento è più difficoltoso”.

In che modo può aiutarli la lettura di testi extrascolastici?

Il libro – precisa la dottoressa Natoli – è uno strumento che mette in relazione con il mondo, e una biblioteca per bambini e per ragazzi come la nostra dove l’iniziazione alla lettura avviene in modo naturale e in spazi fisici aperti a misura di bambini aiuta in qualche modo a stimolare le curiosità, a far assimilare un linguaggio più articolato, consideriamo che questi ragazzi sia che parlino in italiano sia che parlino in dialetto hanno un vocabolario ristretto, essenziale”.

Quindi crescere culturalmente per emanciparsi socialmente?

Sì, è la pedagogia di don Milani, il quale diceva che ogni parola in meno che un ragazzo conosce equivale ad una pedata in più che prenderà nella vita.

La scuola come catarsi?

Direi l’apprendimento in genere. Il nostro obiettivo è quello di colmare il gap tra bambini e ragazzi dei qurtieri degradati e quelli delle zone in di Palermo. Tutto qui.

Il libro può colmare questo gap culturale?

Sì. Il libro è uno strumento che mettendo in relazione con il mondo fa incrementare il patrimonio culturale individuale e quindi a  fa crescere anche socialmente.

Quali risultati avete ottenuto adottando questo metodo?

Ottimi per la promozione umana e culturale. Del resto è un metodo collaudato, che non abbiamo inventato noi. Il progetto nazionale “Nati per leggere”, predisposto da associazioni di genitori, pediatri, biblioteche e dal Centro per la salute del Bambino, è attuato nel territorio prorio sulla base di questi criteri.

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